L’anno della “Dragonessa”
Quello cominciato il 23 gennaio è, in estremo oriente, l’anno del Dragone d’acqua. Gli auspici favorevoli che tradizionalmente accompagnano questa configurazione (il Dragone è l’unico animale mitico dello zodiaco di quella parte del mondo mentre gli altri sono terrestri, e in particolare l’anno acquatico, che ricorre ogni cinque cicli di dodici anni, è considerato particolarmente fortunato per chi nasce, in quanto foriero di virtù e di ricchezza) fanno prevedere un aumento delle nascite anche nella Cina popolare.
17 AGO 20

Quello cominciato il 23 gennaio è, in estremo oriente, l’anno del Dragone d’acqua. Gli auspici favorevoli che tradizionalmente accompagnano questa configurazione (il Dragone è l’unico animale mitico dello zodiaco di quella parte del mondo mentre gli altri sono terrestri, e in particolare l’anno acquatico, che ricorre ogni cinque cicli di dodici anni, è considerato particolarmente fortunato per chi nasce, in quanto foriero di virtù e di ricchezza) fanno prevedere un aumento delle nascite non solo in Giappone, a Hong Kong o in Vietnam, ma anche nella Cina popolare dell’obbligo del figlio unico, dove si parla di possibile incremento del cinque per cento di nuovi nati e si favoleggia di boom per i pannolini da bébé.
Facciamo festa, dunque, e rallegriamoci. Ma i figli del Dragone saranno tutti maschi? Quante saranno, se ci saranno, le piccole “dragonesse”? Se il materialismo di stato guarda con tolleranza alle credenze benauguranti che accompagnano il 2012, rimane ferreo il diktat totalitario che ogni anno provoca centinaia di migliaia di aborti selettivi delle bambine e la soppressione di neonate. Le autorità cinesi periodicamente annunciano – solo per smentirsi subito dopo – di voler ammorbidire il regime del figlio unico obbligatorio, attivo dal 1979 per tutti, con l’eccezione delle famiglie contadine di alcune zone del paese, che non devono superare comunque i due figli. Chi trasgredisce paga multe pesanti, può vedersi demolita la casa, perde il lavoro e, non di rado, finisce in galera. Non più tardi dello scorso settembre, un rapporto dell’associazione Women’s rights without frontiers ha portato alla luce alcune storie di aborti forzati all’ottavo mese di gravidanza di bambini concepiti al di fuori delle quote stabilite.
Sono soprattutto le bambine a essere abortite e soppresse, e la tradizionale preferenza cinese per il maschio, sommata alla prescrizione del figlio unico, produce come risultato un drammatico squilibrio tra maschi e femmine alla nascita, che nel paese ha raggiunto la proporzione media di 118 a 100 (in condizioni normali non supera 105 a 100), ma che in certe zone della Cina raggiunge quota 150 maschi ogni 100 nuove nate.
Facciamo festa, dunque, e rallegriamoci. Ma i figli del Dragone saranno tutti maschi? Quante saranno, se ci saranno, le piccole “dragonesse”? Se il materialismo di stato guarda con tolleranza alle credenze benauguranti che accompagnano il 2012, rimane ferreo il diktat totalitario che ogni anno provoca centinaia di migliaia di aborti selettivi delle bambine e la soppressione di neonate. Le autorità cinesi periodicamente annunciano – solo per smentirsi subito dopo – di voler ammorbidire il regime del figlio unico obbligatorio, attivo dal 1979 per tutti, con l’eccezione delle famiglie contadine di alcune zone del paese, che non devono superare comunque i due figli. Chi trasgredisce paga multe pesanti, può vedersi demolita la casa, perde il lavoro e, non di rado, finisce in galera. Non più tardi dello scorso settembre, un rapporto dell’associazione Women’s rights without frontiers ha portato alla luce alcune storie di aborti forzati all’ottavo mese di gravidanza di bambini concepiti al di fuori delle quote stabilite.
Sono soprattutto le bambine a essere abortite e soppresse, e la tradizionale preferenza cinese per il maschio, sommata alla prescrizione del figlio unico, produce come risultato un drammatico squilibrio tra maschi e femmine alla nascita, che nel paese ha raggiunto la proporzione media di 118 a 100 (in condizioni normali non supera 105 a 100), ma che in certe zone della Cina raggiunge quota 150 maschi ogni 100 nuove nate.